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Re-Building the Future

Re-Building the Future. Spunti d’arte contemporanea per trapassare il futuro è un progetto presentato dal Comune di Siracusa nell’ambito del Programma Operativo Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (PO FESR) Sicilia 2007/2013, Asse III, Obiettivo Operativo 3.1.3, Linea di Intervento 3: “sviluppo di servizi culturali al territorio e alla produzione artistica e artigianale che opera nel campo dell’arte e dell’architettura contemporanea”. Il progetto esecutivo ha previsto una serie di azioni, in gran parte concentrate nei quartieri di Grottasanta e di Mazzarrona – situati a nord-est rispetto all’isola di Ortigia – con l’intento di coinvolgere gli abitanti in una riscoperta della storia e della natura del proprio rione attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea.

Una prima fase, essenzialmente teorica e programmatica, elaborata dal tavolo di coordinamento istituito dal Comune, ha trovato modo di svilupparsi nel convegno organizzato il 9 e 10 ottobre 2015, quando si è potuto confrontare Re-Building the Future con le esperienze – analoghe, almeno negli intenti – recentemente maturate in Italia e, in particolar modo, in Sicilia nell’ambito della gestione dei beni culturali e dell’organizzazione di eventi. Negli stessi giorni si è inaugurata alla chiesa dei Cavalieri di Malta una mostra dedicata ad artisti under 35 e un festival che, grazie alla partecipazione di musicisti di estrazione e provenienza diversa, ha fornito ulteriori spunti di riflessione, oltre a contribuire alla vita ‘pubblica’ dei quartieri. Le riflessioni del convegno hanno goduto del preludio della Conversazione su Vincenzo Cabianca, che alle Latomie dei Cappuccini ha radunato assieme – per discutere l’eredità intellettuale e morale del grande urbanista – Teresa Cannarozzo, Domenico Costantino, Corrado Giuliano, Giuseppe Imbesi, Giuseppe Las Casas, Michele Liistro, Rosalba Panvini.

Quattro workshop svoltisi nella Casa dei Cittadini e alla biblioteca della Mazzarrona hanno preparato la fase finale del progetto, quella dell’allestimento di un parco permanente di sculture lungo la pista ciclabile intitolata a Rossana Maiorca, dalla quale converrà partire perché – sebbene conclusasi per ultima, con l’inaugurazione del 12 dicembre – ha costituito fin da subito l’obiettivo principale e l’ambizione maggiore di Re-Building the Future.

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Il bando prevedeva l’individuazione di dieci artisti, otto relativamente giovani – ci si è attestati sul limite dei 45 anni di età – e due più maturi e internazionalmente affermati.

A tutti si è chiesto di riflettere sul tema del progetto Re-Building the Future e di confrontarsi con la storia e il presente della città e con le particolari caratteristiche dei quartieri sui quali insiste il parco (l’edilizia, il mare, la pista ciclabile, il ricordo della ferrovia, la memoria delle mura dionigiane), nonché su materiali, tradizioni lavorative, risorse tecniche e artigiane presenti sul territorio. Per la loro selezione non si è guardato esclusivamente nella categoria degli scultori propriamente detti ma, con una visione decisamente più in linea con gli sviluppi dell’arte contemporanea negli ultimi decenni, si è indagato a tutto campo, a prescindere dal medium prediletto e dalle tecniche impiegate. Al termine della fase preliminare i due artisti la cui attività sia stata da più tempo e stabilmente riconosciuta sono stati individuati in Vittorio Corsini e Adalberto Mecarelli. Per gli otto più giovani si sono seguiti criteri che bilanciassero provenienza, esperienza, tipologia dei lavori, in modo da garantire al progetto del parco unità e, allo stesso tempo, una sua articolazione variegata e complessa per quanto concerne poetiche, materiali, tecniche, sensibilità. Davide Bramante, Francesco Carone, Federico Gori, James Harris, Helena Hladilová con Namsal Siedlecki, Moira Ricci, Michele Spanghero hanno accolto la sfida di misurarsi con la straordinaria bellezza del paesaggio e con la persistente e ancora viva memoria storica del luogo, realizzando ognuno di essi un’opera pensata appositamente per l’occasione e per lo spazio. A ciascuna opera, nelle pagine a seguire di questo volume, è riservata una specifica trattazione e un adeguato corredo illustrativo, per cui non conviene dilungarsi in questa breve introduzione.

Re-Building the Future

Re-Buiding the Future. Contemporary art ideas to go beyond the future is a project presented by the City of Syracuse under the Operational Programme European Regional Development Fund (OP ERDF) Sicily 2007/2013, Axis III, Operational Objective 3.1.3, Action Area 3: “Development of cultural services to the territory and the artistic and artisanal production that works in contemporary art and architecture”. The detailed design contemplated a series of actions, largely focused on the districts of Grottasanta and Mazzarrona (located north-east of the island of Ortigia) with the intention of involving the inhabitants in the rediscovery of their district’s history and nature through the language of contemporary art.

A first stage, essentially theoretical and programmatic, worked out by the coordinating table established by the City, developed in the conference held on 9th-10th October 2015. It was possible to compare Re-Building the Future with other similar experiences recently achieved in Italy and especially in Sicily in the field of cultural heritage management and event organization. In the same days, an exhibition dedicated to artists under 35 was opened at the Church of the Knights of Malta. Moreover, there was a festival which, with the participation of musicians from different backgrounds, provided further food for thought and contributed to the ‘public’ life of the districts. The reflections of the conference enjoyed the prelude of the Conversation on Vincenzo Cabianca at the Latomie of the Capuchins where Teresa Cannarozzo, Domenico Costantino, Corrado Giuliano, Giuseppe Imbesi, Giuseppe Las Casas, Michele Liistro, Rosalba Panvini gathered together to discuss the intellectual and moral legacy of the great urbanist.

Four workshops, taken place at the House of the Citizens and at the library of Mazzarrona, prepared the final stage of the project, the creation of a permanent sculpture park along the Rossana Majorca cycle track, from which we will start because, although the last one to be opened (on 12th December 2015), it was right away the main goal and the greater ambition of Re-Building the Future.

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The notice provided for the identification of ten artists: eight relatively young (a limit of 45 established) and two older and successful worldwide.

Everyone was asked to reflect upon the theme of the project Re-Building the Future and to face the history and the present of the city, and the special characteristics of the districts on which the park is (the buildings, the sea, the bike path, the former railway, the memory of the Dionysian walls), as well as on materials, work traditions, artisanal and technical resources of the territory. For the selection we did not look at just the category of sculptors in the strict sense of the word, but with a vision far more in line with the development of contemporary art in the last decades. We explored across the board, regardless of the favourite medium and the techniques employed. At the end of the preliminary stage, Vittorio Corsini and Adalberto Mecarelli were chosen as the two artists whose work had been definitely recognized for longer. For the eight younger, we followed criteria balancing origin, experience, type of work, so as to ensure the park project harmony and, at the same time, a varied and complex articulation with regard to poetics, materials, techniques and sensitivity. Davide Bramante, Francesco Carone, Federico Gori, James Harris, Helena Hladilová with Namsal Siedlecki, Moira Ricci, Michele Spanghero accepted the challenge to compete with the extraordinary beauty of the landscape and with the persistent and still living historical memory of the place. Each of them created a work specifically designed for the occasion and for the area. The following pages of this book deal with every single work, with a specific dissertation complete with appropriate illustrations, so we will not dwell further on this brief introduction.

Un’altra bellezza

di Giuseppina Norcia

L’anima di un luogo è il suo respiro invisibile, eppure pulsa nella materia che lo compone come fosse un corpo, nei colori che lo ridipingono in un gioco instancabile di infinite varianti, nelle storie che lo abitano.

C’è un tratto di costa magico e sofferto, a Siracusa, tra i silenzi di un Monumento ai Caduti e quelli di una tonnara dismessa, un sentiero che corre verso nord ma guarda ad est, nutrendosi della stessa alba che inonda il fianco levantino d’Ortigia e, ancora più a sud, le scogliere vertiginose del Plemmirio.

L’anima di questo luogo è fatta di terra e di cielo, di grotte segrete e scogli come giganti, è piena di vento e d’una luce che sbatte sulla pietra bianca che serba ancora l’impronta delle onde. Vibra nelle gole di una cava antica, la Latomia dei Cappuccini, sulla facciata chiara di una chiesa-convento, nelle radici secolari che da un ‘Teatro di Verdura’ si arrampicano sulla terrazza di Villa Politi, l’hotel in cui alloggiò Winston Churchill e dove De Amicis amò trascorrere le sue serate nella dolce vita d’un viaggio in Sicilia di un secolo fa.

È denso di storia, questo lembo di Siracusa: attraversarne a piedi la campagna di roccia che si snoda tra la pista ciclabile – la vecchia strada ferrata – e il mare, significa anche compiere un viaggio nel tempo percorrendo la linea delle mura dionigiane che proteggeva la città dalle navi nemiche, ridisegnare con i nostri passi la base di un triangolo fortificato che si sollevava sino al suo vertice, il Castello Eurialo: il punto focale in cui i due lati delle mura si congiungevano chiudendo Siracusa in un abbraccio inespugnabile.

Seppure in forma di evocazione e frammento, l’opera di Dionisio è ancora qui, testimone del tempo, e la sua presenza mantiene qualcosa di sorprendente, così come prodigiosa parve allora la sua costruzione. Sembra quasi di vederle, quelle migliaia di braccia in movimento impegnate ad erigere la poderosa fortificazione: alcuni cavano le pietre, altri le squadrano; sessantamila uomini lavorano giorno e notte, mentre più di seimila buoi trasportano i materiali. Doveva essere uno spettacolo l’immensa moltitudine incitata dal tiranno, sempre presente ad ammonire e incoraggiare, promettere premi e ricompense, lodare gli sforzi, gridare l’urgenza di salvare la città: cinque chilometri di mura furono erette in appena venti giorni, e non fu che l’inizio di un’opera lunga più di ventisette chilometri.

Altri muri sarebbero sorti qui, secoli dopo: non muri di difesa, questa volta, ma cortine di palazzi frapposti prepotentemente tra la città e il mare, lungo gomitoli di strade prive di senso che avrebbero trascinato Siracusa nell’oblio di se stessa.

I quartieri dell’antica pentapoli dal nome sempre plurale – Le Siracuse, Syracusae, Syràkousai – avrebbero smesso di guardarsi l’un l’altro smarrendo così, nella loro separazione, l’essenza multanime della città.

L’aggettivo ‘diabolico’ deriva dal greco diaballo, letteralmente ‘getto attraverso’, separo, generando proprio quel non ri-conoscersi che suscita sofferenza e discordia. Per la stessa ragione, riscoprire un quartiere, liberarne il potenziale, significa contemporaneamente porlo in risonanza con gli altri, svelarne l’intima interdipendenza con ciò che lo circonda, creare una storia nuova che ri-costruisca il futuro.

Qui Siracusa sta lentamente riaprendo gli occhi, anche nelle sue parti violate o bendate dal cemento, in una rinnovata visione del cielo e del mare che diviene insieme, suggerisce Kandinsky, un’esperienza fisica e spirituale: “La vocazione del blu alla profondità è così forte, che proprio nelle gradazioni più profonde diviene più intensa ed intima. Più il blu è profondo e più richiama l’idea di infinito, suscitando la nostalgia della purezza e del soprannaturale.

(…) Il blu è il colore tipico del cielo. Se è molto scuro dà un’idea di quiete. Se precipita nel nero acquista una nota di tristezza struggente, affonda in una drammaticità che non ha e non avrà mai fine. (…) Da un punto di vista musicale l’azzurro assomiglia a un flauto, il blu a un violoncello o, quando diventa molto scuro, al suono meraviglioso del contrabbasso; nella sua dimensione più scura e solenne ha il suono profondo di un organo” (Lo spirituale nell’arte).

Questa linea piena d’azzurro della pista ciclabile mantiene ancora le atmosfere del vecchio binario ferroviario, lo stesso in cui lo scrittore Elio Vittorini ambienta l’arrivo a Siracusa del protagonista di Conversazione in Sicilia, in un viaggio che è un “movimento della memoria” prima che del corpo, entro un tessuto di dialoghi indimenticabili.

Non basta non rubare, non uccidere, dice nel dondolio d’un vagone il ‘Gran Lombardo’, che crede che l’uomo sia maturo per altri doveri, “cose da fare per la nostra coscienza in senso nuovo”. Un monito, forse, a cercare un’altra bellezza, non quella fascinosa e conturbante, da possedere o esibire, per cui si va in guerra, come narra il grande mito di Elena, ma una nuova, che contribuisca a cambiare completamente il senso delle cose, che abbia una relazione con la felicità.

“Quando le città sono belle, anche la gente è bella” (Vittorini, Le città del mondo).

Mi piace pensare che lo scrittore siracusano amerebbe un parco di sculture proprio qui, in questi luoghi di natura e memoria, lui che amava stare con le statue non (o non solo) nei musei o negli studi, dove ‘loro’ sono semplicemente opere d’arte e noi siamo visitatori, critici, pubblico. “Dico in una stanza. Mi piace di abitare, per il tempo che posso, dove abita una statua. In una chiesa. E fermarmi dinanzi alla statua, guardarla, avere rapporti di pensiero con essa. Anche in una piazza, o in un giardino”.

Desiderava questo, Elio, per vivere con esse, averle nella sua vita, nelle sue meditazioni, partecipi della nostra esistenza, figure della nostra esistenza.

Allora bellezza diventa un altro nome della speranza.

 

Riferimenti bibliografici

 

  1. Saverio Cavallari, Adolf Holm, Topografia archeologica di Siracusa, Città aperta, Troina 2002 (ristampa anastatica dell’edizione del 1883).

Maurizio Bettini, Carlo Brillante, Il mito di Elena. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Einaudi, Torino 2002.

Edmondo De Amicis, Ricordi d’un viaggio in Sicilia, a cura di Carlo Ruta, Edi.bi.si, 2005.

Giuseppina Norcia, Siracusa. Dizionario sentimentale di una città, VandA. ePublishing, Milano 2014.

Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, SE, Milano 2005.

Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia, Rizzoli, Milano 2007.

Elio Vittorini, Le città del mondo, Rizzoli, Milano 2012.

Elio Vittorini, Idea della scultura. I convitati di pietra, in “Il Politecnico”, 35, dicembre 1946 poi in Elio Vittorini, Diario in pubblico, Bompiani, Milano 1999.

 

Another beauty

By Giuseppina Norcia

The soul of a place is its invisible breath and yet, it pulsates in matter composing it as if it were a body; in the colours repainting it in a tireless game of infinite variations; in the stories inhabiting it.

In Syracuse there is a magical and suffering stretch of coast, between the silences of a War Memorial and those of a disused tuna-processing plant (Tonnara) a path that runs northward but looks eastward, nourishing from the same dawn that floods the eastern side of Ortigia and, further south, the vertiginous cliffs of Plemmirio.

The soul of this place is made of earth and sky, of secret caves and giant rocks; it is full of wind and light slamming into the white stone that still retains the imprint of the waves. It vibrates in the gullies of an ancient quarry, the Latomia of the Capuchins; on the white facade of a monastery church; in the ancient roots that from an open-air theatre climb the terrace of Villa Politi, the hotel where Winston Churchill stayed and where De Amicis loved to spend his evenings in the sweet life of a 19th century trip to Sicily.

This strip of Syracuse is full of history: walking across the rocky land that winds through the cycle track (the old railway) and the sea means taking a journey through time along the line of the Dionysian walls that protected the city from enemy ships. It means redesigning with our steps the base of a fortified triangle that rose up to its summit, the Euryalus Castle, the focal point where the two sides of the walls joined, enclosing Syracuse in an unconquerable embrace.

Although in the form of evocation and fragment, the work of Dionysius is still here, witness to the times, and its presence maintains something surprising, just as its construction seemed prodigious at the time. It seems to see them, those thousands of moving arms engaged in building the mighty fortification; a few quarry stones, others square them; sixty thousand men work day and night, while more than six thousand oxen carry the materials. What a sight the immense multitude had to be, incited by the tyrant, always present, warning and encouraging, promising prizes and rewards, praising the efforts, screaming the urgency to save the city. Five kilometres of walls were built in just twenty days, and it was only the beginning of a work more than twenty-seven kilometres long.

Other walls arose here, centuries later: not protection walls this time, but curtains of buildings forcefully interposed between the city and the sea, along rolls of senseless roads that dragged Syracuse into oblivion.

The districts of the ancient pentapolis, always with plural names (The Syracuses, Syracusae, Syràkousai) stopped looking at each other, thus losing, in their partition, the multi-souled essence of the city.

The adjective ‘diabolic’ comes from the Greek diaballo, literally ‘I cast through, I separate’, generating just that unrecognition of each other that excites pain and discord. For the same reason, rediscovering a district, freeing its potential, means at the same time placing it in resonance with others, revealing the intimate interdependence with its surroundings, creating a new story that re-builds the future.

Here Syracuse is slowly reopening its eyes, even in its violated or cemented areas, in a renewed view of the sky and the sea that becomes both physical and spiritual, like Kandinsky suggests: “The inclination of blue to deepen is so strong that its inner appeal is stronger when its shade is deeper. The deeper the blue the more it beckons man into the infinite, arousing a longing for purity and the supernatural. (…) Blue is the typical heavenly colour. When very dark, blue develops an element of repose. When it sinks into black, it echoes a grief that is hardly human. It attains an endless profound meaning sinking into the deep seriousness of all things where there is no end. (…) In music, light blue is like a flute, dark blue like a cello, and when still darker, it becomes a wonderful double bass. The deepest and most serene form of blue may be compared to the deep notes of an organ.” (On the Spiritual in Art)

This line full of blue of the cycle track still maintains the atmosphere of the old railway track, the same in which the writer Elio Vittorini sets the arrival in Syracuse of the protagonist of Conversations in Sicily, in a journey that is a “movement of the memory” rather than of the body, within a tissue of unforgettable dialogues.

It is not enough not to steal, not to kill, the ‘Gran Lombardo’ says in the rocking of a wagon; he believes that man is mature for other duties, “things to do for our conscience in a new sense.” A warning, perhaps, to look for another beauty, not the fascinating and disturbing one, to possess or show off, for which you go to war, as narrated in the great myth of Elena, but a new one that helps to completely change the meaning of things; one that has a relationship with happiness.

“When cities are beautiful, also people are beautiful” (Vittorini, The Cities of the World)

I like thinking that the writer of Syracuse would love a sculpture park right here, in this place of nature and memory; he loved being with the statues not (or not only) in museums or in studies where ‘they’ are simply artworks and we are visitors, critics, audience. “I say in a room. I like living, for as long as I can, where a statue lives. In a church. And stopping before the statue, looking at it, having relations of thought with it. Even in a square, or in a garden.”

Elio wanted this, to live with them, to have them in his life, in his meditations, sharing our existence, figures of our existence.

Then beauty becomes another name of hope.

 

Bibliographical references

 

  1. Saverio Cavallari, Adolf Holm, Topografia archeologica di Siracusa, Città aperta, Troina 2002 (reprint of the edition of 1883).

Maurizio Bettini, Carlo Brillante, Il mito di Elena. Immagini e racconti dalla Grecia a oggi, Einaudi, Torino 2002.

Edmondo De Amicis, Ricordi d’un viaggio in Sicilia, a cura di Carlo Ruta, Edi.bi.si, 2005.

Giuseppina Norcia, Siracusa. Dizionario sentimentale di una città, VandA. ePublishing, Milano 2014.

Wassily Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, SE, Milano 2005.

Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia, Rizzoli, Milano 2007.

Elio Vittorini, Le città del mondo, Rizzoli, Milano 2012.

Elio Vittorini, Idea della scultura. I convitati di pietra, in “Il Politecnico”, 35, dicembre 1946 poi in Elio Vittorini, Diario in pubblico, Bompiani, Milano 1999.